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(DM 177/2000,
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DM 5/7/2005 - Prot. N. 1229)

 

 
 
 

 
 

 

 

GESUALDO NOSENGO

Negli scenari altalenanti tra agnosticismo e/o indifferentismo per la Verità, di conflittualità in tutti gli ambienti a causa di ciò che essenziale non è (anzi spesso ne è la negazione), nella farsesca e, quindi, inattendibile proclamazione di Valori, falsamente tradotti ed adulterati nella prassi, cosa può dirci Nosengo?

Egli è testimone che essere cristiani significa essere donne e uomini di speranza e, oggi, ancor più che nel passato, c’è bisogno di una speranza fondata “sulla roccia”. Gesualdo è “segno” che ogni vita ha una vocazione ed una missione. Ci ricorda che Gesù è il vero e l’unico Maestro, perché Lui è la Verità e, quindi, la nostra opera educativa deve essere improntata ai suoi insegnamenti: “prima la persona”, immagine di Dio, uscita dalle Sue mani ed a Lui destinata. Egli c’insegna che l’opera educativa è un’arte fondata su una specifica spiritualità, oltre che sulle competenze professionali.

Chi era Nosengo? Ce lo presenta una voce autorevole, il cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato Vaticano, che lo ha conosciuto da giovane perché anch’Egli astigiano: “.. il suo messaggio affascinante scuote ancor oggi le coscienze di tanti educatori che hanno avuto la fortuna di conoscerlo ed apprezzarlo. Ed io fra questi. … La sua parola spronava noi, novelli sacerdoti, all’amore dei giovani, allo studio della pedagogia, alla presenza animatrice nella realtà della scuola italiana. Ci parlava con passione anche dell’UCIIM, alla quale egli aveva dato vita, e che poi avrebbe guidato per venticinque anni. Per noi egli era l’esempio del laico impegnato…. La sua fede avvinceva, il suo ardore attirava molti …. Egli rimarrà nella storia del movimento cattolico italiano come una delle figure più significative. A base di tutto ciò, vi era una profonda vita interiore… Nosengo ha saputo offrire una vera testimonianza cristiana mediante l’insegnamento, la formazione del laicato cattolico, in particolare attraverso il servizio di rinnovamento della scuola e la preparazione degli insegnanti. Un impegno svolto sempre con dedizione, disinteresse, carità e verità. Il segreto di ciò che Nosengo è stato, ha operato e insegnato, va ricercato nella sua profonda fede, contrassegnata da una singolare amicizia con Gesù Cristo, sostenuta da una ininterrotta preghiera e meditazione evangelica.  Gesualdo è stato un uomo di intensa azione e di un generoso servizio agli altri, perché era un uomo di Dio. …”.

Una rapida sintesi  dell’arco della sua esistenza terrena (20.7.1906 – 13.5.1968):

Nato a S. Damiano d’Asti, quarto di sette fratelli, trascorre lì la fanciullezza. Nell’azienda paterna – una fornace per cuocere mattoni –, apprende l’attaccamento al dovere, la sistematicità nell’operare, tenacia e senso di responsabilità; mentre dal clima familiare trae insegnamenti di fede e spiritualità.

Frequenta gli studi secondari presso l’istituto salesiano “Valsalice” di Torino. La sua vocazione educativa nasce dal contatto con i metodi di don Bosco.

Assolti gli obblighi di leva (1926-28), si trasferisce a Milano (1928-40), aderisce alla “Compagnia di S. Paolo” e consolida la sua scelta di consacrazione laicale a Dio. Frequenta l’Università Cattolica e consegue la laurea in Pedagogia con il Prof. Mario Casotti, alla cui cattedra è assistente per un periodo. Intanto, partecipa al ”Paedagogium”, circolo culturale di ispirazione cristiana a respiro europeo; comincia a pubblicare articoli, saggi, volumi; insegna religione all’istituto magistrale statale “Virgilio”, con un permesso speciale del cardinal Schuster; forma gruppi giovanili; fonda la “Compagnia di Gesù Maestro”, che guiderà fino alla fine dei suoi giorni, per riunire docenti laici totalmente consacrati alla professione educativa; fonda, con don Carlo Gnocchi, il “Segretariato Informativo di Pedagogia Attiva Religiosa”.

Il suo attivismo suscita sospetti nelle autorità fasciste, per cui è costretto a trasferirsi a Roma, ove resta fino alla data della sua morte terrena (1941-1968). Qui intraprende numerose attività formative e sociali; insegna Religione presso il liceo statale “Cavour” per un decennio, ma deve sospendere per un anno (1943) perché accusato di “insubordinazione”, avendo rimesso in classe il Crocifisso rimosso da un gerarca fascista, ed è costretto a riparare in Vaticano, sfuggendo all’arresto e alla sorte di essere trucidato alle Fosse Ardeatine.

Dal 1943 al 1948 è Commissario Centrale dell’Associazione Scout Cattolici Italiani (ASCI).

Il 18 giugno 1944, nella sala della FUCI romana, in una riunione del Movimento Laureati Cattolici presieduta dall’Avv. Vittorino Veronese, prende vita “la sua più geniale intuizione”, l’Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi (UCIIM), punto di arrivo di un lungo lavoro preparatorio, d’ideazione, di studio, di preghiera, di attesa; l’UCIIM doveva “svolgere una serena azione di penetrazione nella scuola, ….un’azione che fosse cattolica senza clericalismi, seria senza chiusure e bigottismi, leale senza conformismi, dignitosa e rispettosa, obiettiva …, ferma nel difendere i valori della cultura, della libertà e della democrazia, limpida nel distinguere anche nelle persone il piano professionale da quello sindacale e da quello politico ….”; fonda e dirige la rivista “La scuola e l’uomo”, organo dell’Unione.

 Negli anni che seguono, promuove il Movimento Circoli della Didattica (MCD), il Sindacato Nazionale Scuola Media (SNSM) del quale, per coerenza con i suoi principi, passa la responsabilità a Mario Pagella; fonda e dirige le riviste “Ricerche didattiche” e “Fede e scuola”, le collane pedagogiche “Luce nella professione”, “Fermenti”, “Documenti”, “Orientamenti”.

Sotto la sua presidenza (1944-68), realizza 65 Convegni nazionali UCIIM, 24 Convegni Nazionali MCD, innumerevoli corsi di aggiornamento, seminari, collaborazioni su temi pedagogico-didattici, per la formazione degli insegnanti e per la riforma della scuola. Al suo attivo vengono segnalati più di 40 volumi ed un centinaio in collaborazione, 450 tra articoli e saggi brevi.

Uno dei suoi impegni più significativi per la storia del nostro Paese è la partecipazione alla elaborazione del cosiddetto “Codice di Camaldoli”(1943), documento orientativo per i cristiani nel passaggio dal Fascismo a nuove forme di governo e di vita sociale. Gesualdo Nosengo ne cura il capitolo terzo, relativo all’educazione. Tale documento, pubblicato nel 1945 dall’Editrice Studium, è il punto di riferimento dei Costituenti cattolici nella redazione della Carta Costituzionale della nostra Repubblica. Tra le eminenti personalità riunite nel monastero benedettino di Camaldoli  figurano anche Aldo Moro, Giorgio La Pira, Giulio Andreotti, Mario Ferrari Aggradi, Guido Gonella, Giuseppe Medici, Emilio Taviani, don Emilio Guano, …….

Per 24 anni, a partire dal 1945, insegna Pedagogia generale, Didattica religiosa e catechesi nelle Facoltà di Filosofia e Teologia del Pontificio Ateneo Urbano di Propaganda Fide, dal 1962 Pontificia Università Urbaniana; la predilezione per i suoi studenti di ogni nazionalità è espressa nella dedica di una delle sue più importanti pubblicazioni, “La persona umana e l’educazione”.

 Nel 1962, malgrado le resistenze anche di altre forze cattoliche (AIMC, parte della DC, …),  arriva finalmente in porto la Scuola Media unica secondaria (L. 1859/21.12.62), da lui lungamente prefigurata seguendo la pedagogia personalistica: una scuola rispondente “a precise istanze evangeliche di giustizia e di promozione umana”.

 Impegno primario è l’aggiornamento dei docenti, cui dedica le sue migliori energie, convinto che “veicolo per il rinnovamento della scuola non può essere che il docente”.

La forte vocazione educativa lo induce a rinunziare ad incarichi prestigiosi offertigli in altri ambiti (accademico, politico, ..).

I suoi “Diari” documentano una vita totalmente spesa con passione per l’UCIIM, per la formazione e per la scuola. Nel suo testamento spirituale è scritto: “all’UCIIM ho dato tempo, fatiche, sofferenze, idee, affetto, preghiere: E ne sono lieto sia perché ho dato tutto questo indirettamente a Dio, sia perché è ancor maggiore quanto ne ho ricevuto: stimoli a far bene, aiuti, amicizie, occasioni di grazia, ampiezza di campo apostolico. Ne ringrazio, pertanto Iddio, i colleghi dirigenti e i soci tutti. …a tutti … chiedo che siano generosi nel far dono di sé alla Unione, che seguano ed approfondiscano i principi di spiritualità e di moralità, … che si vogliano bene fra di loro, che assumano ed assolvano le responsabilità necessarie cui li chiama Dio attraverso le circostanze, che continuino nello sforzo di animare cristianamente e razionalmente la scuola italiana (ed europea)”

Il pensiero di Gesualdo Nosengo è chiaramente espresso non solo dai suoi scritti, ma anche da tutta la sua instancabile attività, dal momento che lo studio teologico, la speculazione filosofica, la ricerca pedagogica, si trasformano in idee originali e trovano sempre pratica applicazione. In proposito, poco dopo la sua morte, Aldo Agazzi scrive: “Non è facile tracciare il profilo di una personalità così esuberante e singolare, … in lui vita, scritti, attività e fede erano una cosa sola,… il pensiero era per l’elevazione, il pensiero e l’elevazione erano per l’impegno e l’azione… Era, alla fine, un realizzatore.”

In ambito ecclesiale egli lamenta la marginalità del ruolo laicale, la scarsa attenzione per le risorse (“i talenti”) non messe a frutto, mentre i laici cristiani  “sono responsabili di un’azione apostolica” specifica da esplicare ordinariamente nelle proprie realtà di vita; tale responsabilità (egli sostiene) discende dal Battesimo. E’ partendo da questa convinzione che nasce l’idea e la realizzazione dell’UCIIM, perché “la professione vissuta cristianamente  è una pietra solida per la costruzione dell’edificio ecclesiale”. Il valore dell’attività laicale professionale, affermato ante litteram, veniva successivamente attestato dal Concilio Vaticano II.  E Nosengo scrive: “Il Concilio ha dato le linee per vivere la professione secondo un nuovo stile cristiano. La professione è una attività che per molto tempo è stata lasciata fuori dalle trattazioni di morale. Il cammino lungo questa via è stato tanto più difficile quanto più erano ‘religiosi’ gli ambienti nei quali si tentava di affermare quella nuova concezione, per la visione conventualmente e arcaicamente generica che si aveva della vita e della spiritualità del laico cristiano. ….. Essa (l’attività laicale professionale), oltre che attività di alto valore morale e spirituale, è stata qualificata ‘partecipazione alla missione salvifica della Chiesa’. Ai cristiani, a tutti i cristiani, il Concilio chiede di essere cristiani ‘trattando le cose temporali’ e non fuggendole oppure escludendole dalla propria visione …Il Concilio impone a noi uno sforzo di adesione e di applicazione… questo dono è una responsabilità”. 

L’UCIIM ha, dunque, per sua specifica natura, una giustificazione teologica.

Nell’incontro con i Padri conciliari (3.12.1965), Nosengo dichiara che lo specifico dell’UCIIM ha finalità aderenti alle indicazioni del Concilio: “…l’elevazione strutturale, culturale e tecnica della scuola, un migliore servizio ai giovani, l’animazione cristiana dell’istituzione scolastica, l’unificazione, nella persona del docente, delle due perfezioni e fedeltà: la perfezione tecnico-professionale in prospettiva personalistica e societaria e la perfezione morale-religiosa in prospettiva di salvezza e di apostolato”.   A proposito di queste dichiarazioni, talvolta non correttamente comprese, chiarisce: “Qualcuno tra i laicisti, tra i cattolici, e perfino tra i Soci di Azione Cattolica, ha accusato di imposizione clericale questa nostra volontà di animare cristianamente le realtà scolastiche… Né gli uni, né gli altri hanno compreso lo stile della nostra condotta. Essa, con quella sua duplice fedeltà, penetra, rispetta e serve le leggi del creato in saggia autonomia … Clericalismo è oppressione di un ordine su un altro attraverso l’imposizione di volontà personali estranee. Animazione, invece è concordia, è rispetto degli ordini, è vitalizzazione e mai aggressione.”

Si tratta di seguire due vie autonome ma convergenti, promozione delle realtà secolari e fedeltà al Vangelo: è la sua idea di spiritualità secolare.

La sua pedagogia si fonda sulla concezione ‘realistica’ della ‘persona’, attinta principalmente da S. Tommaso: il “De magistro” sta a fondamento della sua antropologia e della conseguente linea educativa e didattica. Le sue riflessioni maturano anche alla luce del pensiero di A. Rosmini, di J. Maritain, di E. Mounier, di L. Stefanini con cui collabora per affermare la presenza del pensiero pedagogico cristiano in Italia. L’impegno di Nosengo non è finalizzato alla elaborazione di teorie filosofiche, egli è interessato a proiettare in termini educativi le concezioni della tradizione ‘scolastico-cristiana’, in dimensione esistenziale ed  attraverso la prassi sperimentale. Il suo è un “personalismo testimoniato”, è paideia ossia pedagogia, didattica, azione educativa.  Confutando razionalmente le correnti pedagogiche derivanti dal ‘positivismo’, dall’’idealismo’, dal ‘pragmatismo’ e dal ‘marxismo’, egli propugna un attivismo “illuminato”, cioè non semplice strumentalità ma finalizzato alla promozione del valore che è la “persona”, “infinito in potenza” e “in divenire”.

L’educazione si basa sul rapporto maestro-alunno, una relazione interpersonale in cui l’educatore aiuti l’educando a “passare dalla potenza all’atto”; il primo, per risultare “agente” efficace, oltre a possedere cultura, deve essere in grado di proporre il sapere secondo natura, interpretando la funzionalità dinamica del secondo.

Da cristiano profondamente coerente, nel meditare le pagine del Vangelo, egli rileva i tratti che caratterizzano l’insegnamento di Gesù ed intuisce quanto possa essere incisiva l’esemplarità. Da questa intuizione nasce la “pedagogia di Gesù Maestro”.

Il ruolo della funzione docente deve allora produrre esperienze positive per i ragazzi, attraverso insegnamenti che valgano per la vita, che stimolino la crescita di quell’ ”infinito in potenza” che è in ogni alunno. Educare non è un mestiere, dev’essere una vocazione, “espletamento della propria causalità secondaria” (quella primaria è riferita alla crescita personale e alla santità)..a santità),tellettuali e spirituali deenzione, partecipazioneel soggetto stesso. azzi, attraverso insegnamenti di vita  “L’educatore vanzamentoagente efficiente ma sussidiariodell'àattivitàiamento moraleografica"sua azioneè agente efficiente ma sussidiario” dello sviluppo dell’educando, che avviene “mediante il processo di invenzione e di auto-determinazione del soggetto” stesso. Infatti, ogni attività proposta dall’insegnante ha efficacia educativa se promuove l’attività del soggetto (motivazione, attenzione, partecipazione, ecc.), coinvolgendone le facoltà fisiche, intellettuali e spirituali.

Un buon insegnante-educatore deve prendere coscienza che, per svolgere la professione, occorrono attitudini specifiche (di intelligenza, intuito, comunicabilità, spirito di servizio, cuore,…), da tenere in esercizio, ed una cultura non manualistica, ma ampia e consapevole. Deve sempre verificare i risultati della sua azione metodologico-didattica; Nosengo suole ricordare che “il metodo non è un biglietto ferroviario di 1^ classe, ma una carta topografica”, da consultare, per scegliere la strada più adatta al punto di partenza ed alla situazione.  Il buon docente, specie se cristiano, deve costantemente esaminare il suo atteggiamento morale ed essere convinto che il ‘dovere legale’, quello conforme alle leggi, è formale e non sostanziale, quindi insufficiente perché inefficace; egli dev’essere sostenuto dalla forza del ‘dovere morale’, che lo rende attento al valore dell’uomo ed al rapporto educativo,  ‘illuminando’ la sua attività.

Particolare attenzione Nosengo dedica all’insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica, essendo convinto che “l’esigenza religiosa è … costituzionale della persona stessa”. Gli orientamenti metodologici, le indicazioni operative e strumentali sono frutto della sua esperienza didattica e della sua creatività educativa, ma egli avverte che non esiste un metodo pre-confezionato e che ogni educatore agisce secondo la propria sensibilità e capacità, ma certamente senza improvvisazioni né spontaneismi. Anche in questo ambito, egli propone procedimenti intuitivi, linguaggio concreto con riferimenti a figure e fatti biblici, con documentazione storico-geografica, partendo dai ‘segni’, privilegiando il dialogo, nella convinzione che non c’è insegnamento se ad esso non corrisponde l’apprendimento.

Per tutti gli insegnamenti, anche per quello religioso, il segreto è la “pedagogia attiva” attraverso il “Rifare”. Imparare significa comprendere, comprendere significa possedere, possedere una conoscenza comporta la capacità di rielaborarla, cioè di “rifarla”. “Rifare non è creare, ma non è neanche subire passivamente….Il Rifare esercita tutte le facoltà: mette in moto l’intelligenza, sviluppa la memoria, sveglia l’inventività, educa la volontà, …. porta al pieno possesso del sapere, … nulla resta di inattivo … .è un modo di insegnare che può essere applicato secondo le esigenze di ognuno”, e che rende attivi docente e discente, conferendo autorevolezza al primo, libertà al secondo. Interesse e partecipazione al lavoro sono, inoltre, naturale stimolo ad una corretta socialità, nella concezione del ‘bene comune’, il che è momento di educazione morale.

Questa è la sintesi stringata degli orientamenti di fondo che Nosengo sviluppa con analitica sistematicità e che andrebbero rivisitati studiando gli scritti che ci ha lasciato.

Il personalismo di Nosengo, è testimonianza di una compiuta esperienza cristiana, espressione di amore che si fa concretezza nel rapporto intersoggettivo.  Egli afferma che la caritas cristiana è il ”carattere ispiratore ed essenziale del rapporto educativo”.

Il solenne autorevole richiamo di Benedetto XVI, “Deus caritas est”, in noi docenti che “abbiamo creduto all’amore di Dio”, susciti “un rinnovato dinamismo d’impegno nella risposta all’amore divino”, affinché germoglino i semi che Gesualdo Nosengo ha messo a dimora nell’UCIIM.

E …. viene a proposito un apologo, riportato recentemente dal nostro mensile diocesano:

“In un paese lontano, un uomo, camminando tra i vicoli della porta vecchia della città, si imbatté in una bottega dall’insegna consumata dal tempo, ma ancora ben leggibile. C’era scritto: -Qui si vendono doni di Dio.- 

Entrò e visto un vecchietto dietro un bancone gli chiese: -Che vendi buon uomo?-  

Gli rispose: -Ogni ben di Dio.-

-Fai pagare caro?-

-No i doni di Dio sono tutti gratuiti-.

Si guardò intorno stupito: gli scaffali erano pieni di anfore d’amore, vasi di coraggio, lattine di gioia, flaconi di fede, pacchi di speranza, bottiglioni di pace, scatole di salvezza, casse di amicizia,…

Si fece coraggio e disse al vecchietto: -Dammi un bel po’ d’amore di Dio, tanta pace e gioia, un cartoccio di fede e salvezza quanto basta.-

Il vecchietto con pazienza, curvo sulla schiena, preparò tutti i prodotti sul bancone.

L’uomo fece un balzo: Con grande meraviglia vide che di tutti i grandi doni, che aveva chiesto, il vecchietto aveva fatto solo un piccolissimo pacco che stava nel pugno di una mano.

Esclamò: -Possibile? Tutto qui?-

Il vecchietto, raddrizzatosi di colpo, rispose solennemente: -Si, mio caro, nei negozi di Dio non si vendono frutti maturi, ma soltanto piccoli semi da coltivare.-“ 

Anna Bisazza Madeo

Mirto Crosia, febbraio 2006

 
 





 

 
 

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